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La famiglia Welsperg

La famiglia Welsperg, proveniente dalla Val Pusteria, ha origini antiche. Il primo componente della famiglia ad incrociare il proprio destino con quello della valle fu Giorgio II, al quale il duca d'Austria Leopoldo IV conferì Primiero in feudo perpetuo, dietro pagamento di una cauzione di 4000 fiorini d'oro. Era il 1401, anno che segnò l'inizio di un periodo di rinnovamento per l'intera vallata.
Ai Welsperg vennero concessi moltissimi diritti, come l'erezione di dazi, l'imposizione di tasse e la proprietà di terreni boschivi e pascolivi. Fin dal principio la comunità primierotta non vide di buon occhio le “ingerenze”dei nuovi signori, colpevoli di limitare la storica autonomia che contraddistingueva Primiero. La dinastia dei Welsperg si estinse con Enrico Carlo, morto senza più eredi nel 1907. Finì così dopo 506 anni il legame tra la valle di Primiero e l'illustre casata tirolese. Il patrimonio fu acquistato dai conti Thun-Hohenstein che nel 1913 unirono gli stemmi delle due casate.

 

Stemma della famiglia Welsperg dipinto nel presbiterio della chiesa arcipretale di Pieve
Stemma dei Welsperg nell'arcipretale di Pieve

Lo stemma dei Welsperg

Al momento dell'arrivo in Primiero, il blasone di famiglia appariva ancora nella sua forma essenziale, uno scudo inquartato di bianco e di nero. In un secondo momento vennero aggiunti altri elementi, come una fascia a spina di pesce d'argento su sfondo rosso nel secondo e nel terzo riquadro (1551) e due leoni d'oro su sfondo nero nel primo e nel quarto (1571). L'antico stemma rimase inalterato, ma venne riproposto al centro del nuovo blasone. Anche il cimiero subì variazioni nel corso dei secoli diventando sempre più elaborato. Alle originarie corna troncate d'argento e di nero, si aggiunse nel 1551 un berrettone cuneiforme rosso ornato di piume d'argento. Col passaggio da Baroni a Conti (1693) lo stemma cambiò nuovamente ed è proprio quest'ultima versione la più diffusa, presente in molti edifici storici del Primiero.

Descrizione stemma

Inquartato, nel primo e nel quarto di nero al leone d'oro a doppia coda, sostenuto da tre monti d'argento, nel secondo e nel terzo di rosso alla fascia a spina di pesce d'argento, innestato in punta d'argento alla palla di nero.

Cimiero: cimiero Primiero (un semivolo di nero caricato di un leone d'oro attorniato da stelle pure d'oro), cimiero Welsperg (due corna troncate, d'argento e di nero, alternativamente), cimiero Villanders (un berrettone cuneiforme di rosso, ornato di piume d'argento e di rosso, caricato da una spina di pesce d'argento) e cimiero Raitenau (un carello fusato d'argento e d'azzurro sostenente una palla di nero, sormontata da quattro penne di struzzo d'argento e di nero).

Il conte Ugolino Scopoli

Campane della chiesa di San Sebastiano a Tonadico
Campane della chiesa di San Sebastiano

La storia di Tonadico si intreccia con quella degli Scopoli, una famiglia di notai originari della val di Fiemme, che annovera tra i suoi componenti più illustri il Conte Ugolino, vissuto a cavallo tra il quinto e sesto secolo. Egli ricoprì la carica di cancelliere e ambasciatore presso la città di Feltre, giocando un ruolo chiave nella stesura del patto che migliorò i difficili rapporti tra Primiero, Feltre e Venezia.

Il notaio viene ricordato per aver donato alla comunità di Tonadico una delle due campane della Chiesa di San Sebastiano. Per suo volere venne inoltre edificata a Mezzano la Chiesa di San Giovanni Battista ai prati Liendri.

Don Pietro Fuganti

Prospetto dell'apiario di don Fuganti al Pian della Lotta
Apiario di don Fuganti

A Tonadico don Pietro Fuganti rivestì il ruolo di curato per più di trent'anni, dal 1824 al 1854. Nato il 14 novembre 1786, egli si distinse per l'importante contributo dato al mondo dell'apicoltura.

Il prete si occupò dell'allevamento delle api, condusse ricerche sui metodi più adatti al clima e all'ambiente montano e si batté per l'abolizione dell'apicidio. Nel 1843, la sua dedizione gli valse una medaglia d'argento della Società agraria tirolese. Egli scomparve nel 1861. Il vecchio apiario e lo studiolo dove questo "prete delle api" amava condurre le proprie ricerche sono tutt'oggi visitabili in località Pian della Lotta.

Le sorelle Lucian

Monumento (parte superiore) alle sorelle Lucian in località Tre Ponti
Monumento alle sorelle Lucian

Le sorelle Lucian, missionarie prima che la chiesa lanciasse alla donna d'occidente l'appello alle missioni, si distinsero durante la loro vita per l'intensa attività di evangelizzazione svolta in Estremo Oriente.

Suor Teresina (1845-1909) dopo essere stata per sette anni maestra ad Hong Kong, divenne superiora delle Canossiane a Macao. Nota per la sua inesauribile carità, nel 1897 venne decorata con una medaglia d'argento per volere del Re di Portogallo.

Suor Teodora (1855-1927) fu in un primo momento maestra, poi divenne Vice Superiora e Superiora ad Hong Kong. Tra le sue tante azioni caritatevoli, si occupò di scuole, orfanatrofi ed ospedali.

Suor Maddalena (1865-1936), la più giovane delle tre sorelle, lavorò per alcuni anni ad Hong Kong, da dove partì nel 1889 per fondare la prima Casa dell'India. Dopo 36 anni di missione venne richiamata in patria per dare vita alla Casa di Studentato in Inghilterra.

Alle tre sorelle Lucian, riconosciute come vere e proprie benefattrici dell'umanità e dunque vanto del paese natio, sono stati dedicati una via ed un piccolo monumento commemorativo. Nei pressi del centro storico è situata la loro casa natia.

Cesare Fuganti

Originari della Val di Non, i Fuganti si trasferirono in Primiero nella prima metà del 1800. Data la difficile situazione economica, la famiglia decise di emigrare a San Paolo in Brasile. Dopo un primo momento di difficoltà le cose migliorarono, tanto che Cesare Fuganti (1867-1949) riuscì ad affermarsi nel campo del commercio.

Egli diede vita ad una fiorente catena di supermercati, fondò una grande azienda agricola e divenne Commendatore del Governo brasiliano. Raggiunto l'apice del successo, non scordò mai la terra natia. In punto di morte infatti, incaricò i figli di tornare nel Primiero e lasciare un segno indelebile del suo attaccamento a Tonadico.

Fu così che essi decisero di contribuire con generosità alla costruzione della Scuola Materna del paese, che venne dedicata al Commedatore. All'interno dell'edificio è stata collocata una scultura in marmo nero che raffigura quest'uomo umile, che riuscì a costruire la propria fortuna oltreoceano.

Il cardinale Joseph Bernardin

Ritratto del cardinale Joseph Bernardin (fonte: Per poco, per sempre a cura di Renzo Gubert)
Il cardinale Bernardin

Joseph Bernardin nacque in Columbia, nella Carolina del Sud, il 5 aprile del 1928 da una famiglia di emigranti trentini. I suoi genitori lasciarono infatti nel 1927 il paese d'origine, Tonadico, per stabilirsi negli Stati Uniti. Qui Joseph crebbe frequentando la scuola dell'obbligo, le superiori ed iscrivendosi infine alla facoltà di medicina. Dopo un anno di studi, con grande stupore da parte della famiglia, maturò la decisione di entrare in seminario. Conseguita la laurea all'università cattolica di Washington, venne ordinato sacerdote nel 1952 e raggiunse in breve tempo importanti traguardi. Nel 1966 divenne il vescovo più giovane degli Stati Uniti, nel 1972 arcivescovo di Cincinnati e nel 1974 presidente della Conferenza episcopale statunitense. Solo otto anni più tardi venne proclamato arcivescovo di Chicago ed entrò nel «numero dei cardinali di Santa Romana Chiesa». La sua fama gli valse addirittura la prestigiosa copertina del TIME nel 1982. Nell'estate del 1995 si ritrovò a combattere contro un male tanto aggressivo quanto difficile da sconfiggere, che però non gli impedì di svolgere fino all'ultimo la sua missione. Quindici mesi più tardi il cancro si ripresentò e il 14 novembre 1996 il Cardinale si spense all'età di sessantotto anni.

Nonostante rivestisse ruoli di spicco all'interno della Chiesa e fosse spesso attorniato da uomini potenti, egli si contraddistinse sempre per un'umiltà fuori dal comune. Il cardinale Bernardin verrà sempre ricordato come alto prelato e sapiente mediatore in grado di trattare argomenti delicati, quali AIDS ed eutanasia, ma anche e soprattutto come Joseph, uomo semplice e di grande carisma. Egli non mancò mai di passare almeno una volta l'anno un periodo nel paese d'origine attorniato da parenti e amici perchè, come egli stesso soleva dire “le mie radici sono qui”. Nella sua vita affrontò con forza d'animo gli ostacoli più difficili, senza mai perdere la fede nel Signore. Concesse il perdono a quanti gli mossero accuse infamanti e senza fondamento che per un istante rischiarono di minare la sua indubbia integrità morale. La sua scomparsa ha provato molto la comunità che ha voluto rendergli omaggio dedicandogli una piazza nel centro del paese, proprio vicino alla chiesa di San Sebastiano, e l'ostello della gioventù di San Martino di Castrozza.